venerdì 7 agosto

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piazza San Rocco | ore 21.30 |

La forza della giustizia

Paola Bottero e Alessandro Russo conversano con
Giuseppe Creazzo, Antonio De Bernardo, Stefano Musolino 

7 agostoTre magistrati che hanno fatto della lotta alle mafie e alla corruzione il senso del loro essere al servizio della giustizia. Una parola che che in Calabria significa anche e soprattutto libertà: libertà dalla ‘ndrangheta, libertà dalle prepotenze e dalle sopraffazioni.

CreazzoGiuseppe Creazzo

Entrato in Magistratura nel 1984, è stato sostituto procuratore a Enna fino al 1989, quando è stato trasferito a Reggio Calabria prima come sostituto procuratore presso la pretura, poi come giudice e ancora come consigliere alla Corte d’appello. È stato pubblico ministero della Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria e si è occupato di diverse indagini tra cui quella su Francesco Fortugno, il vice presidente del Consiglio regionale della Calabria ucciso nel 2005 a Locri, e quella su Gianluca Congiusta, il giovane imprenditore di Siderno ucciso sempre nel 2005. Nel 2006 è approdato al ministero della Giustizia dove è stato vicecapo dell’ufficio legislativo. Ha fatto anche parte della Commissione per la riforma del codice di procedura penale presieduta da Giuseppe Riccio e di quella per la riforma del codice penale guidata dall’attuale sindaco di Milano Giuliano Pisapia.
Nel 2009 è stato nominato procuratore di Palmi, nel 2012 è entrato a far parte del Comitato direttivo centrale dell’Anm, nel giugno 2014 è arrivata la nomina a procuratore della Repubblica di Firenze.

antonio-de-bernardoAntonio De Bernardo

Casertano, entrato in magistratura a 29 anni, è Sostituto Procuratore Antimafia a Reggio Calabria. Sotto protezione dall’ottobre 2007 per il suo impegno contro la criminalità organizzata, sostiene che “i fascicoli ti cercano e ti trovano, se lavori”. All’attività istruttoria alterna incontri con le scuole per la promozione della legalità, perché “essere libero significa affermare il rispetto dei diritti, miei e altrui”.

stefano-musolinoStefano Musolino

Reggino, sostituto procuratore della Dda di Reggio Calabria, nelle sue indagini ha spesso incrociato i legami tra cosche e imprese e i rapporti, non sempre chiari, tra ‘ndrangheta e chiesa. “Occorre sempre tenere presente la fragilità di tutto il sistema sociale reggino, pervaso dalla cultura del favore, in cui la percezione tra ciò che è lecito e ciò che non lo è si è abbassata paurosamente“. È il pm titolare di alcune delle inchieste più scottanti della Procura reggina.

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